Barzellette 2

LE BARZELLETTE PIÙ BELLE SCRITTE DA UNO SCRITTORE DI SUCCESSO continuano…

 

AL CIRCO

Siamo al circo durante uno spettacolo, le gradinate sono affollate di gente chiassosa. Un prestigiatore sull’arena sta per fare un difficile gioco di magia.

Si rivolge al pubblico:

– Ed ora per questo gioco c’è bisogno di una persona del pubblico. Uno qualsiasi.

Poi individuato un ragazzino in terza fila, gli fa cenno con il dito:

– Venga lei, il bambino biondo in terza fila.

Tra gli applausi del pubblico il bambino si alza e va nella arena, dove si colloca al fianco del prestigiatore.

– Come ti chiami?

– Marco

– Marco dici il pubblico che non ci siamo mai visti prima.

– Sì, papà.

Siamo alla visita di leva. Un sottufficiale chiama colloquio un giovane.

– Lei come si chiama?

– Di Marco Mario, signore- In che corpo vorrebbe andare

– Nella marina, signore.

– E mi dica, sta nuotare?

– Perché non ci sono più navi?

 

 

IL SEMAFORO

Un giovane una sera fa l’autostop per rientrare a casa dopo essere stato in discoteca. Si ferma un signore, un po’ eccentrico, con una grossa macchina sportiva.

– Salga che le faccio provare un po’ di ebbrezza!

Non fa nemmeno in tempo a chiudere lo sportello che l’uomo si mette a correre come un pazzo per le strade della città. Per fortuna queste sono quasi deserte per l’ora tardi. Ad un tratto intravedono un semaforo che è rosso.

– Lo vedi quel semaforo? – gli fa il signore – Tra poco non lo vedrai più.

Incurante che è rosso l’attraversa a tutta velocità. Per fortuna dall’altro lato non arriva nessuno. Il giovane incomincia a pensare di essere capitato nelle mani di un pazzo

Incrociano un altro semaforo, passato anche questo col rosso.

Al terzo semaforo il signore gli fa: “Lo vedi quel semaforo rosso? In fatto di semafori io sono democratico, per me sono tutti uguali!” _ e lo infila a tutta velocità.

E’ una vera fortuna che non sopraggiunge nessuno dall’altro lato.

La scena di ripete ancora per due incroci. Il giovane pensa a come scendere al più presto da quell’auto.

Si intravede un altro semaforo, per fortuna questo è verde. Il giovane tira un sospiro di sollievo, almeno per questa volta non c’è pericolo. Ma proprio

Professore: Pierino, sono 15 giorni che non fai compiti?

Pierino: Purtroppo mio padre si è beccato una brutta bronchite!

sotto il semaforo, si sente uno stridio di freni. Come in un nota pubblicità la macchina si blocca a pochi centimetri dall’incrocio.

– Ma come – obietta il giovane – con il semaforo rosso sei passato a tutta velocità e con questo verde ti fermi?

– Sai, qualche pazzo dall’altra parte potrebbe passare con il rosso!

 

 

ROBA DA PAZZI

Un ispettore va a visitare un manicomio in un piccolo paese.

Accompagnato dal direttore fa un giro tra i pazienti. Entrano nella prima cella, trovano un pazzo che vestito da Napoleone cammina avanti ed indietro.

– E questo che fa?

– Ispettore, questo crede di essere Napoleone, sta studiando il piano di attacco per domani.

Passano alla seconda cella.

– E questo?

– Questo crede di essere Dracula, aspetta mezzanotte per andare in giro a succhiare sangue.

– Ma non sarà pericoloso?

– Non si preoccupi a quell’ora tutte le celle vengono chiuse.

Entrano nella terza cella e trovano un pazzo at

taccato sotto il soffitto.

– E quello che fa lassù?

– Questo crede di essere un lampadario.

– Perché non tirate giù, potrebbe cadere?

– Se lo tiriamo giù, la sera poi come ci vediamo?

 

NEL LONTANO FAR WEST

Siamo in un forte di frontiera, le giacche blu passano le giornate a bere e a giocare a carte. Da quando gli indiani, infatti, se ne stanno buoni buoni non hanno niente da fare. Si rendono conto che quest’ozio li sta uccidendo.

Non stanno certo meglio gli indiani che da quando pensano di più all’alcol e alle donne che a fare la guerra, si sono rammolliti tutti compreso Toro seduto (ormai chiamato da tutti Toro ammosciato).

Un giorno arriva al forte un nuovo capitano, giovane ed bellicoso, molto motivato a conquistare qualche medaglia sulla pelle degli indiani: “Ragazzi qui ci dobbiamo dare un regolata, se non succede più niente, il comando chiude il forte e restiamo tutti disoccupati. Chi di voi va parlare con gli indiani?”

Si offre come volontario un sergente. Il capitano lo chiama rapporto nel suo ufficio e gli dà le istruzioni del caso: “Tu vai a parlare con Toro coricato o ammosciato, come lo chiamano. Spiegagli la situazione, se non succede più niente, per risparmiare chiudono il forte, 1200 disoccupati in mezzo alla strada con le loro famiglie.

– Ma agli indiani che gliene frega?

– Gli frega, gli frega, perché se stanno buoni, perdono la riserva. Al massimo li mettono a pulire cessi.”

– Signorsì, signor capitano vado e torno!

– No, aspetta. L’ultima volta chi ha combattuto in casa, noi o loro?

– Loro, se mi ricordo bene. Siamo andati noi da loro.

– Bene. Allora tocca a loro venire qui.

Dopo due giorni arriva con i segnali di fumo (che era l’Internet dell’epoca) la risposta di toro ammosciato: “Non imbrogliate, l’ultima volta abbiamo giocato noi fuori casa, perciò tocca a voi venire qui. Stop. Se non ci credete consultate il registro dei verbali di guerra. Stop”

Dai registri risulta che Toro ammosciato non era una lingua biforcuta. Erano stati veramente gli indiani a giocare fuori casa, perciò il capitano fa suonare l’adunata ed i soldati mal volentieri si preparano per partire.

Dopo due giorni di marcia arrivano nei pressi dell’accampamento degli indiani.

Su una collina appare un piccolo gruppo di indiani.

– Bene, bene – esclama raggiante il capitano – sono quattro gatti. Sergente suona la carica, che in quattro botte li puliamo e ce ne torniamo a casa.

Allora in sergente con quanta voce ha in gola grida: “CAAA!!!!!!

Ma mentre sta gridando su un’altra collina appare come di incanto un altro gruppo di indiani, poi a destra un altro gruppo, sul fianco un altro gruppo … per non farla lunga, tutte le colline dei dintorni si animano, sputando dalle loro viscere indiani.

In pochi istanti sono circondati da indiani di tutte le tribù e le dimensioni.

Il sorgente che stava gridano la carica, cambia subito in:

– CAAA!!!! CAVOLOOOO!!!!!!!! E quanti ne sono!!!!!

 

 

IL SANTONE E LA FORMICA

Un santone indiano incontra un formichino (che sarebbe una giovane formica di sesso maschile), lo prende delicatamente da terra e lo mette sul palmo della sua mano. Come tutti i santoni che si rispettano parla con gli animali.

– Buongiorno bel formichino, come va?

Ed il formichino: “Uno schifo! Mi va tutto male.”

– Dimmi che ti è successo, forse posso aiutarti. Perché non sei contento della vita?

– Vedi, sono disoccupato da anni, non ho un soldo in tasca …

– Per tanto poco?

– Tanto poco? Ma se la mia fidanzata mi ha lasciato e ha detto che non mi vuole più vedere!

– Ma non è così grave..

– Non è così grave? Ma se mia madre è morta, mio padre è alcolizzato e io devo andare a mangiare tutti i giorni alla mensa dei poveri ..

– Ma su con il morale.

– Su con il morale? Ma se il tetto del formicaio perde ed io non ho soldi per ripararlo, nessuno mi ama, nessuno mi vuole e sono solo al mondo.

Il santone in uno scatto di ira lo schiaccia nella mano: “Hai ragione, che cavolo ci campi a fare!”

 

 

IL VASSOIO CON LE BRIOCHE

Un barista racconta ad un amico la disavventura che gli è capitata quella mattina:

“Un signore entra nel bar e mi chiede: “Mi dà un caffè ed un cornetto?”

– Mi dispiace _ gli rispondo – non abbiamo cornetti.

– Allora mi dà un cappuccino ed un cornetto.

– Signore fosse non sono stato chiaro, non abbiamo cornetti.

– Va bene, ho capito, non gridi. Allora mi dà un latte macchiato ed un cornetto.

-Signore come devo dirglielo, non abbiamo cornetti?

Insomma per non farla lunga, alla fine, per non compromettermi, ho lasciato tutto com’era e sono uscito fuori per far sbollire la rabbia. Tu al posto mio cosa avresti fatto?

– Avrei preso _ risponde l’amico _ il vassoio con i cornetti sopra e glieli avrei buttati dietro.

 

 

A PARIGI

Siamo a Parigi, un uomo sta visitando la torre Eiffell. Sale e sale, ma gli scalini non sembrano finire mai. Più volte sta sul punto di tornare indietro. Cerca una persona per chiedere informazioni.

La prima persona che incontra è una signora incinta.

– Scusi signora – le chiede – quanto manca ancora?

– Tre mesi – risponde la donna.

– Così tanto? Allora torno indietro.

 

 

LO SCHERZO

Siamo in un matrimonio. I due sposi sono persone di una certa età. Pierino si rivolge ad un altro bambino.

– Vogliamo fare uno scherzo allo sposo?

– Che tipo di scherzo?

– Andiamo dallo sposo e gli diciamo: “Ciao papà!”

 

 

CERCANDO UN TAXI

Un uomo ubriaco esce da un locale di sera. S’avvia per strada cercando un taxi. All’ingresso di un grande albergo nota due persone, una delle quali è in divisa.

– Scusi, portiere – fa rivolgendosi a quest’ultimo – mi chiami un taxi!

– Guardi, che io non sono il portiere dell’albergo – risponde seccato l’uomo in divisa – sono un ammiraglio.

– Beh, allora mi chiami un traghetto, basta che vado a casa – replica l’uomo ubriaco.

LA MOGLIE MALATA

Un uomo chiama il medico perché sua moglie è a letto con la febbre da due giorni. Dopo la visita, il dottore si chiami in disparte il marito e gli dice:

– Devo essere sincero, sua moglie ha una faccia che non mi piace affatto.

– Se è per questo, neanche a me piace molto. Ma possedeva 7 appartamenti al centro di Milano e allora, me la sono sposata.

LA PROTESTA

Siamo per strada, Pierino continua a piangere. La madre lo sgrida:

– Pierino, smettila di fare i capricci

– No,

– Voglio due palloncini

– E va bene, però te ne compro uno solo

– Allora io smetto di piangere con un occhio solo.

CARLO MARX ALL’INFERNO

Muore Carlo Marx e naturalmente, essendo ateo, va all’inferno.

Dopo alcuni mesi si presenta un diavolo alle porte del paradiso. S. Pietro va ad aprirlo.

– Scusatemi, se mi permetto di disturbarla – gli dice il diavolo – Satana vi manda a dire se gli potete fare un piacere. Lo conoscete Carlo Marx un rivoluzionario di Londra, un tipo tarchiato, con una gran barba?

– E come no! Il comunista, e che ha fatto questa volta?

– Da quando è arrivato lui non si capisce più niente all’inferno: manifestazioni, scioperi, cortei, tutti i giorni, non vi dico che caos. Ha fondato persino la camera del lavoro diavoli proletari e ci sta dando filo da torcere. Sicché Satana ha deciso di ricorrere a misure drastiche.

– E noi in che vi possiamo essere utili? – taglia corto S. Pietro.

– Ecco, per rimettere in ordine l’inferno ci occorrerebbero un paio di settimane di calma. Non è che ci potreste tenere Carlo Marx per 2 settimane qui in paradiso?

– Non ci sono problemi, portatecelo. Far due settimane ve lo rimandiamo giù, lo facciamo accompagnare da un angelo.

Passano le due settimane e tutto va bene. Satana riesce a domare la “rivoluzione rossa” e a rimettere in ordine l’inferno. Scrive a S. Pietro che può rimandargli Carlo Marx, ma non ottiene nessuna risposta. Preoccupato manda su in paradiso il diavolo di prima. Non è per niente, ma gli dispiacerebbe aver messo in difficoltà il Signore per avergli fatto un

IL GRAN PREMIO

– Ti raccomando, figlio mio, vai piano!

favore. Satana, nonostante la cattiva fama, ci tiene a tenere un buon rapporto di vicinato.

Il diavolo di prima torna in paradiso e bussa alla porta. Dall’interno si ode musica rock ad alto volume, risa e grida di gozzoviglia. “Possibile mai che in paradiso si siano dati alle orgette?”.

Ad un certo punto si apre la porta, S. Pietro lo fa entrare:

– Sa’, sono venuto a riprendermi Carlo Marx.

– Prego accomodatevi, ve lo faccio chiamare subito. Accettate un doppio whisky?

Il diavolo si gira intorno e non crede ai suoi occhi: gente ubriaca che ride e schiamazza, chi fa l’amore sui tavoli, chi si droga, disordine e sporcizia dappertutto.

– Vi ha dato problemi? – chiede il diavolo a S. Pietro.

– No, assolutamente.

– Ma toglietemi una curiosità, il Signore, cioè Dio, che ha detto di Carlo Marx in paradiso?

– Ma perché, tu credi ancora in Dio?

IL CATTIVO LADRONE

Gesù è stato crocifisso. Sul Golgota ora si levano tre croci. Al centro c’è il redentore, da un lato il

buon ladrone e dall’altro il cattivo ladrone. Il buon ladrone si rivolge al cattivo ladrone:

– Pentiti, che il Signore, qui al centro, che è un buon cristiano, ti perdona e questa sera stiamo tutte e tre in paradiso.

Il cattivo ladrone, col volto girato dall’altra parte perché si vergogna dei suoi peccati, risponde:

“No, non mi voglio voltare, io non sono come te, io sono un peccatore, ho rubato, ho ucciso … ”

Ma il buon ladrone insiste:

“Ma voltati e chiedi perdono al Signore qui a fianco, che lui può tutto. Vedrai che perdona ogni tua macchia e ogni tuo peccato.”

– “No, non posso chiedere perdono – risponde piagnucoloso – sono stato troppo cattivo, troppo malvagio …”

– Ma voltati e chiedi perdono …

– No, ho detto di no …

– E voltati, scemo, altrimenti non viene bene la fotografia!

UN TABACCAIO TROPPO PIGNOLO

Un signore chiede ad un passante:

– Scusi, mi sa dire dove sta il tabacchino più vicino?

– Ce n’è uno qui a cento metri, ma ve lo sconsiglio, il titolare è troppo pignolo. L’altro sta a Piazza

Mazzini. Dovete prendere la prima a destra, poi andar diritto, poi a sinistra …

– Non fa niente, io 2 fogli di carta bollata devo comprare!

Senza ascoltare i consigli di chi ha più esperienza, percorre i cento metri ed entra nel tabacchino.

– Mi dà 2 fogli di carta bollata?

– Fa presto a dire 2 fogli di carta bollata. Li vuole a righi stretti, larghi o medi?

– Medi.

– Con le due colonne laterali o senza?

– Senza.

– Li vuole di carta bianca, carta gialla o corta riciclata?

– Carta bianca.

– Da 15 euro, da 20 euro o da 30 euro?

Mentre le domande continuano senza alcuna intenzione di volersi fermare, entra un signore con un cesso sulle spalle.

– Questo è il cesso, dietro di me c’è il sedere, prendete le misure e dammi due rotoli di carta igienica.

LA COLAZIONE

Sua Eminenza il cardinale Rongismondo, ricco ed opulento, assume un nuovo cameriere piuttosto maldestro. La mattina, mentre gli sta portando la colazione a letto, inciampa e fa cadere tutto.

– E’ l’unico modo per far restare un po’ in casa mio marito
In uno scatto di colera il servitore esclama: “Porco cane!”

Il cardinale sentendo tale imprecazione esce dalla sua camera e rimprovera l’uomo severamente: “Figliolo non si dicono queste cose. Quando le capita un incidente deve dire: “Mannaggia o suricillo!

– Va bene, sua eminenza, le chiedo scusa.

Il giorno dopo capita la stessa cosa. Il cameriere inciampa, il vassoio vola in aria, si ode la solita im

precazione: “Porco cane!”

– Esce di nuovo il cardinale: “Figliolo, non si dicono certe cose.”

– Sapete sua eminenza, il nervosismo.

– E quando ti innervosisci devi dire: “Mannaggia o soricillo! Su via, provaci che ci riuscirai”.

Il terzo giorno capita di nuovo la stessa cosa, il cameriere inciampa ed il vassoio vola per aria. Questa volta però il cameriere si ricorda e grida: “Mannaggia o suricillo!

Esce il cardinale, incazzato nero: “Questa volta porco cane lo dico io, sono tre mattine che mi fai saltare la colazione!”

UN LEONE INOFFENSIVO

Un operaio veneto una sera rientrando trova un leone (forse fuggito da uno zoo) sulle scale di casa.

Ingaggia una furibonda lotta e alla fine riesce ad ucciderlo, dandogli una chiave inglese in testa. La cosa fa subito scalpore sui giornali e sulle televisioni private e non. La sua casa, quella sera, brulica di giornalisti. Tutti si complimentano con lui e gli fanno tante domande.

Verso mezzanotte, finalmente vanno via. Rinchiude la porta, contento della notorietà, ma stanchissimo. Quando va a chiudere la luce in salotto trova una sorpresa. Un giornalista di estrema sinistra è ancora là, deciso a vederci chiaro nella vicenda.

– Lo so che hai detto tutto – gli fa l’uomo con molta calma – ma scusami, io devo capire come tu, povero operaio, sei riuscito ad uccidere un leone, l’animale più forte che c’è. (pausa) In verità, tu l’hai ucciso perché nel leone hai visto il Re della foresta, il simbolo della tirannia, del potere, hai visto i prepotenti che tiranneggiano …

– Mi l’ho detto – lo interrompe piuttosto perplesso l’operaio – Mi sono tornato a casa, mi son girà ed ho visto un leone: mi ho detto, porco can un leon! E mi l’accoppò!

– Si, questo l’ho capito, ma come mai tu, un uomo neanche così robusto, sei riuscito ad uccidere un leone? Tu in quell’animale hai visto il leone britannico, quello che c’è sulla bandiera, l’imperialismo, colpendo lui hai voluto colpire tutti gli imperialismi di que

sto mondo in particolare l’imperialismo americano …

– Mi non so, mi l’ho detto – lo interrompe ancora una volta l’operaio – mi sono tornato a casa, mi son girà ed ho visto un leone: mi ho detto, porco can, un leon! E mi l’accoppò!

– Si l’ho capito, ma tu l’hai ucciso perché nel leone hai visto il più forte, il padrone, il capitalista che sfrutta gli operai, i prepotenti di questa terra …

– Mi non so, mi l’ho detto, mi sono tornato a casa, mi sono gira’ ed ho visto un leone: mi ho detto, porco can, un leone! E mi l’accoppò!

Il giorno dopo esce sul giornale un articolo a titoli cubitali:

OPERAIO IMPAZZITO UCCIDE UN POVERO LEONE CHE NON FACEVA DEL MALE A NESSUNO.

IL SUONATORE DI TROMBA

Una mattina presto un centralinista della polizia alza la cornetta e sente gridare nel telefono:

– Correte, se no l’ammazzo, non è possibile tutte le mattine!

– Signore si calmi e mi spieghi tutto.

– Tutte le mattine alle 7, quello nel cortile, sempre lo stesso motivo

– Vuole avere la bontà di farmi capire?

– Ecco, io abito qui e tutte le mattine un tizio alla stessa ora, nel cortile di fronte si mette in piedi e suona la tromba ad alta voce! Sempre lo stesso motivo!

– Disturbo alla quiete pubblica?

– Peggio, disturbo alla quiete privata. E poi fosse musica bella, non so jazz, pop, classica o rap; niente tutte le mattine lo stesso identico motivo cretino ta- ta ta- ta- ta ta- ta!

– Va bene, mi dia l’indirizzo che mando una volante .. – Via 4 novembre, Caserma Piave.

IL CAMPIONE

Sono seduti su una panchina in una piccola stazione ferroviaria quasi deserta, un napoletano ed un americano.

Ad un certo punto l’americano, come colto da un raptus, esclama all’improvviso: “John, campione di sputo!” – e sputa in faccia al napoletano.

Il napoletano resta di stucco, sta quasi per reagire, ma poi, per non compromettersi, prende un fazzoletto e si pulisce in silenzio.

Dopo 5 minuti si ripete la stessa scena. L’americano gli sputa in faccia e grida:

– John campione di sputo!

Il napoletano non ci vede più. Gli sputa in faccia così forte che in pratica gli fa la doccia e grida:

– Gennarino, dilettante!

IL FANTASMA

Il segretario di un importante uomo di affari si reca in un vecchio e decadente castello per contrattarne l’acquisto.

– E’ vero che in questo castello c’è un fantasma che esce tutte le notti a mezzanotte?

– Si, ma non si preoccupi, è una brava persona, non dà nessun fastidio e poi è pulitissimo, non sporca, altro che i cani.

– Bene, bene, noi cerchiamo proprio un castello con un fantasma. Se è vero quello che dice lo compriamo

a qualsiasi prezzo.

– Ma certo che c’è il fantasma ed è anche di quelli famosi!

– Come faccio ad esserne sicuro?

– Basta rimanere qui fino a mezzanotte e aspettare. Lui qualche volta è in ritardo, ma di solito è puntuale.

– Va bene, dato che sono già le sei del pomeriggio resterò qui fino a mezzanotte. Lei resta con me?

– Ma che dice? Io ho casa giù al villaggio, ho moglie e figli!

E così avviene, mentre l’amministratore del castello in vendita se ne va a casa, il segretario resta in attesa, non mostrando alcuna forma di paura.

Ormai è mezzanotte, che l’orologio della torre annuncia con i suoi sinistri rintocchi. Il segretario che fino ad allora aveva fatto lo spavaldo, incomincia ad avere paura. Per evitare eventuali problemi, si nasconde dietro un armadio.

Ad un certo punto in quel silenzio irreale, si sente una volata di vento. Una porta sbatte con gran frastuono, un vetro va in pezzi, le ante delle finestre iniziano ad oscillare avanti ed indietro. A ciò segue un sinistro rumore di catene che scorrono su un oggetto metallico. L’uomo, nascosto dietro l’armadio per poco non si fa sotto dalla paura.

All’improvviso una forte folata di vento, poi appare lui: il fantasma.

E’ tutto bianco, alto, composto da un solo lenzuolo senza ossa o corpo. Ha davvero un aspetto cadaverico.

Entra nella stanza dove è nascosto il segretario e grida: “Sono cent’anni che lo cerco! – ed esce di corsa.

La scena si ripete varie volte. Di tanto in tanto il fantasma passa e grida: “Sono cent’anni che lo cerco!”

Il segretario decide di approfittare quando il fantasma passa nelle altre stanze per fuggire via. Ormai ha constatato che c’è il fantasma non gli interessa altro. Sarà il suo padrone a decidere.

Ma mentre sta andando via in punta di piedi si imbatte proprio nel fantasma:

– Sono cent’anni che lo cerco!

L’uomo seccato da quella frase ripetuta si fa coraggio e l’affronta: “Ma si può sapere che cerchi?”

– Il gabinetto!

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