Ancora Barzellette…

LE BARZELLETTE PIÙ BELLE SCRITTE DA UNO SCRITTORE DI SUCCESSO continuano…

 

PER IL PRESIDENTE

Su un aereo stanno viaggiando varie persone di diversa nazionalità. Ad un certo punto il pilota avverte che uno di loro si deve sacrificare per gli al

tri, perché i motori sono in avaria e bisogna alleggerire l’aereo.

Il tedesco grida: “Per Hilter!” E si getta giù per il bene di tutti.

Più tardi il pilota avverte che non basta, c’è bisogno che un altro si getti giù.

Allora un inglese grida. “Per la regina!” _ E si butta giù.

Più tardi il pilota avverte che sono ancora troppo pesanti.

Si fanno avanti un italiano ed un francese:

L’italiano grida: “Per il presidente!” – E butta giù il francese.

MICHELANGELO

Michelangelo stava dipingendo la cappella Sistina, erano giorni che stava sull’impalcatura senza scendere. Aveva quasi finito e non si era fermato nemmeno per mangiare perché voleva consegnare il lavoro.

Ad un certo punto lo chiamano di sotto. Era arrivato il soprintendente alle belle arti del vaticano.

Michelangelo, dopo essere sceso dalle impalcature, chiede: “Possibile che non si riesca a lavorare mai in pace, che c’è ora?”

– C’è che il papa ha cambiato idea, ora vuole i parati.

IL QUADRO

Ad una mostra, un critico d’arte nota una tela completamente bianca.

– Scusi, che cosa rappresenta? – chiede al pittore.

– Il passaggio del mar Rosso.

– E il mare?

– Si è ritirato.

– E gli ebrei?

– Sono già passati.

– Ed il faraone con gli egiziani?

– Non sono ancora arrivati.

L’INFORMAZIONE

Un bambino al suo papà mentre guardano la televisione:

– Papà, come mai continua a mandare tutti quei missili nello spazio?

– Non lo so, forse devono dare da mangiare all’orsa maggiore!!!

LE ULTIME

SUI CARABINIERI

In una strada di montagna, un contadino ferma una volante dei carabinieri che sta salendo una strada di montagna a marcia indietro e chiede loro:

– “Ma perché salite per la strada a marcia indietro?”

– “Eh sa, siamo nuovi del posto e non sappiamo se in cima c’è il posto per girare la vettura”

Pochi minuti dopo ecco che costoro scendono dalla medesima strada di nuovo a marcia indietro. Allora il contadino chiede loro allibito:

– “Come mai ancora a marcia indietro?”

– “Sa, in cima abbiamo trovato il posto per girare!”

E’ stato sorpreso un carabinieri all’entrata dell’autostrada con un cucchiaino in mano. Tentava di imboccare l’autostrada.

– Appuntato, può guardare se funziona la freccia?

L’appuntato scende dall’auto ed osservando la freccia con attenzione fa:

“Adesso si, adesso no; adesso si, adesso no.”

Come fanno in caserma i carabinieri a cambiare una lampadina fulminata ?

Uno tiene la lampadina ferma e tutti gli altri fanno ruotare la caserma in senso antiorario.

Perché i carabinieri quando vanno nel deserto si portano dietro sempre una portiera di auto?

Perché così quando fa caldo abbassano il finestrino.

Un maresciallo entra nello spaccio della caserma e chiede:

– Soldato, dammi un chilo di succo a quadretti.

– Mi dispiace Signor maresciallo, quella quadretti l’abbiamo finito.

– Allora, dammelo a righe! – replica il maresciallo per nulla scoraggiato.

Perché in giro si vedono pochi carabinieri?

Perché sono tutti nelle barzellette.

Gli allievi carabinieri sono appena arrivati nel cortile della caserma.

Un maresciallo sta facendo l’appello.

– Allievo carabiniere, come si chiama?

– Stromboli, signore!

– Come il vulcano?

– Sì, ma non siamo parenti.

Due carabinieri alla fermata di un autobus.

Un signore chiede loro delle informazioni.

– Scusi, passa di qui il 22?

– No, il 22 di questo mese sono di servizio a Roma.

Un maresciallo sta facendo una lavata di testa ai carabinieri di servizio perché hanno lasciato scappare un detenuto.

– Allora, teste vuote, perché non avete seguito alla lettera le mie istruzioni e a avete controllato tutte le uscite?

Risponde timido uno dei militi – L’ abbiamo fatto signore, ma è scappato via passando per l’entrata principale.

C’è una volante dei carabinieri completamente capovolta sul bordo della strada. Due carabinieri la scuotono.

Si ferma della gente incuriosita. Uno dei passanti chiede loro.

– Che cosa vi è successo, un incidente?

-No, assolutamente. Stiamo solo svuotando i portacenere”.

Due carabinieri si incontrano:

– Pasquale, qual buon vento, sono forse due mesi che non ti vedo!

– Sono stato in coma.

– Beato te, che sei sempre in viaggio!

Perché i carabinieri portano la riga sui pantaloni?

Per non metterli alla rovescia.

Perché vanno sempre in tre:

Perché uno legge, uno scrive e uno rompe le scatole!

LE BREVISSIME

LA BISTECCA

Un cameriere dopo aver servito una bistecca vede il cliente inginocchiato vicino al tavolo che singhiozza.

– Ma che fa?

– Cerco di intenerirla.

LA BELLISSIMA

Un amico ad un altro: “Quella ragazza che mi hai presentato ieri è davvero uno schianto; è a dir poco bellissima, peccato che balbetti!

– Si, ma si nota solo quando parla.

LE SUPPOSTE

La paziente al medico:

– “Dottore quelle supposte che mi avete dato erano così amare, ma così amare …”

LA BRECCIA DI PORTA PIA

Un ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione racconta ad un collega la sua disavventura accadutagli in una Scuola Media, in un piccolo paese di campagna: “Stavo facendo l’ispezione in una scuola e per rendermi conto dei livelli di apprendimento, entro in una classe terza e chiedo ad un alunno: “Ragazzo, sai dirmi chi ha preso Porta Pia?

Il ragazzo sa cosa mi risponde: “Le giuro signor ispettore, non sono stato io! Quel giorno non sono nemmeno venuto a scuola.”

Al che mi rivolgo all’insegnante di Storia per renderlo cosciente dell’ignoranza dei suoi allievi e, sai, questi cosa replica?

– “Signor ispettore, vi assicuro che Cipriani è un bravo ragazzo, se dice che non è stato lui, non è stato lui.”

Scandalizzato scendo di corsa in presidenza dove racconto tutto al preside. Quando ho finito, sai quest’ultimo cosa fa? Caccia fuori il portafoglio e mi dice:

– “Ho capito signor ispettore, quanto costa questa Porta Pia, gliela pago io, basta che la facciamo finita!”

LA CASA DEI PROBLEMI

Un’agenzia immobiliare ha venduto una casa piena di topi.

L’acquirente porta l’agente immobiliare a verificare che quanto ha detto corrisponde a verità.

Lo fa accomodare nel salotto poi prende un pezzetto di formaggio e lo butta per terra. Subito escono due topi che lo afferrano e scappano via.

– Se non ne siete convinti, ripetiamo l’operazione.

Prende un altro pezzo di formaggio e lo butta per terra. Arrivano altri due topi che veloci lo afferrano e poi scappano via a rintanarsi.

– Ha visto?

– Su via per qualche topolino!

– Qualche topolino, adesso le faccio vedere!

Butta un altro pezzo di formaggio, ma questa volta invece di un topo accorre un pesce che afferra il formaggio e corre a rintanarsi in un buco nel muro.

– Quello era un pesce, non un topo! – protesta l’agente immobiliare.

– Dell’umidità parliamo dopo.

IL VESCOVO

Era l’anniversario della fondazione della scuola materna e le suore avevano preparato una festa solenne. Avevano invitato il vescovo e le altre autorità, avevano addobbato il cortile e preparato all’ingresso della scuola, sull’ampia scalinata d’accesso, un coro di bambini tutti ordinati e puliti.

Appena il vescovo scese dalla machina ed entrò nel cancello, si levò da quelle bocche innocenti un bellissimo coro, mentre dall’alto cadeva una pioggia di petali di fiori (erano altre suore che li gettavano dalle finestre superiori). Una coreografia meglio di quella di un regista dello spettacolo, che quando ci si mettono le suore, non le frega nessuno.

Il vescovo commosso, appena finì il coro, si avvicinò ai bambini ed si complimentò con loro: “Come sono bravi, come sono belli questi bambini!” – e ne accarezzò qualcuno.

Ad un certo punto notò, in fondo alla fila, un bambino con gli occhi torvi, incazzato nero.

Al fine di capire perché erano tutti felici, mentre lui era adirato gli andò vicino e gli chiese: “Che c’è piccolo, perché sei così truce, cosa ti è successo? Dillo a me che sono il vescovo.”

Il piccolo gli diede un’occhiata storta e gli gridò in faccia:

– Va’ all’inferno!

Imbarazzo di tutti, una cupola di silenzio calò sugli astanti. Poi si udì un tonfo sordo. Era la madre superiore che era crollata svenuta.

– Ma come – replicò il vescovo controllandosi a stento – vai all’inferno a me? Che sono il tuo vescovo, che insieme al sindaco sono la maggiore autorità del paese, a me che sono superiore alle suore, che ho tre lauree e che sono amico del papa, va all’inferno a me? Ma va all’inferno tu!

LE SCARPE DI COCCODRILLO

Due marescialli dei carabinieri volevano comprare come regalo per Natale alle loro mogli un paio di scarpe di coccodrillo, ma fatto un giro per i negozi del centro, dovettero cambiare idea. Costavano un occhio della testa.

Per il momento non ci pensarono più, ma quando uscì un bando di concorso per due posti di poliziotti presso un’ambasciata in Africa si ricordavano delle scarpe.

– Marescia’, ma l’Africa non è quel posto dove ci sono un sacco di coccodrilli?

Detto fatto, fecero subito domanda e dopo sei mesi erano in Africa.

Il primo giorno liberi dal servizio, usciti dall’ambasciata chiesero informazioni sui coccodrilli:

– Sapete, dove sta un fiume pieno di coccodrilli?

Tutti cercarono di scoraggiarli perché i coccodrilli sono animali assai pericolosi, ma essi non si lasciarono convincere. Alla fine trovarono un indigeno che, dietro lauta mancia, li accompagnò fino nei pressi di un fiume pieno di feroci coccodrilli.

– Facciamo una cosa marescia’, prima scaviamo una buca, poi li afferriamo uno alla volta, voi per la testa, io per la coda e ce li buttiamo dentro.

L’idea fu subito accettata, scavarono prima una profonda buca dove mettere le prede catturate e
Mi creda la mia era solo curiosità

poi iniziarono gli appostamenti.

La prima preda fu un grosso coccodrillo che si stava abbronzando pacificamente sulla spiaggia. Gli si avvicinarono silenziosi alle spalle e gli saltarono addosso. L’uno per la coda l’altro per la testa lo presero e con una corda gli legarono le potenti mascelle sicché non potesse morderli.

Poi lo sollevarono in aria e lo andarono a buttare nella buca che avevano scavato.

– Marescia’, è uno!

Euforici e soddisfatti ritornarono sulla riva del fiume. Si misero di nuovo in agguato e dopo pochi minuti ne catturano un altro. Vanno a buttare anche questo nella buca.

Procedono in questo modo fino al pomeriggio finché la fossa non è quasi piena.

Qui purtroppo si interrompe la nostra cronaca e non ne sappiamo più nulla finché i due militari non rientrano in Italia. Li ritroviamo in caserma molti mesi dopo.

I loro colleghi appena li vedono, li attorniano festosi.

– Allora ci siete stati in Africa?

– Certo che ci siamo stati!

– E le scarpe di coccodrillo?

– Cari colleghi, l’Africa è un posto dove c’è una miseria nera, ma nera più della mezzanotte. Pensa avre

mo catturato almeno 30 coccodrilli, non c’era neanche uno con le scarpe!

IL PAPPAGALLO

Un signore, che abitava di fronte ad un istituto di religiose, aveva un pappagallo scostumato, ma così scostumato che quando parlava erano più le cattive parole che quelle buone e le suore dovevano serrare tutte le finestre per non udire tante sconcezze. Era una cosa scandalosa che non poteva andare avanti, le religiose fecero varie denunzie alle autorità, ma come al solito non ebbero alcun esito.

Un giorno una di esse ebbe l’idea giusta per risolvere il problema:

– Perché non lo compriamo?

– Un pappagallo così scostumato nel nostro pio Istituto, ma sei matta?

– Non temete, conosco il sistema giusto per insegnargli le buone maniere.

L’uomo non ne voleva sapere di cedere il pennuto, ma le suore avevano l’argomento giusto. Quando mi
sero sul tavolo il doppio del prezzo del valore di mercato del pappagallo, questi si convinse subito e senza farsi pregare troppo arraffò i soldi.

Il pappagallo, ovviamente era totalmente contrario a quel passaggio di proprietà e perciò riempì le suore di parolacce, bestemmie e sproloqui di tutti i tipi, cosicché le religiose per portarlo via si dovettero fasciare le orecchie per non udirlo.

Appena lo portarono a casa le suore furono subito molto chiare:

– Ed ora se non smetti di dire parolacce e non impari l’Ave Maria ed il Padre Nostro, ti terremo solo a brodino.

Il pappagallo per tutta risposta le mandò a quel paese e le riempì di parolacce, ma le suore furono tenaci. Brodino oggi, brodino domani, il pappagallo faceva sempre meno il gradasso, la sua pancia vuota iniziava a protestare seriamente. Alla fine dovette piegarsi. Imparò a dire l’Ave Maria e giurò solennemente che non avrebbe mai più detto cattive parole.

Una volta che il pappagallo fu rieducato per bene, le astute suore lo misero all’ingresso della chiesa per dimostrare alla gente come la parola del signore può toccare il cuore anche dei peccatori e dei blasfemi più incalliti.

La notizia fece subito scalpore e tutti accorsero a vedere il pappagallo convertito, che invece delle pa

rolacce diceva le preghiere alla Madonna.

Lo seppe anche il vescovo e volle complimentarsi con le suore di tale miracolo. Si recò personalmente davanti alla chiesa e si intrattenne in piacevole conversazione con il pennuto:

– La diresti una bella Ave Maria al tuo vescovo?

Il pappagallo subito gli recitò la preghiera.

– Come sei bravo, adesso mi dai una zampetta – gli fece il vescovo porgendogli la mano onde il volatile ci si potesse appoggiare sopra.

Il pappagallo subito eseguì.

– Ed ora dammi anche l’altra zampetta – gli chiese di nuovo il vescovo.

– Ed io come mi mantengo, con il cavolo?

UFFICIO DI COLLOCAMENTO

Mi dispiace, signore, ma quel posto che lei dice di

aver perso, qui non è stato trovato

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