Racconti divertenti: UN’INDUSTRIA FIORENTE

UN’INDUSTRIA FIORENTE

 

Luca bussò alla porta e attese pazientemente che gli aprissero. La lettera  che aveva ricevuto dallo zio l’aveva messo in agitazione. Con un linguaggio piuttosto oscuro e complesso gli offriva  un lavoro “in quanto aveva urgente bisogno di una persona di fiducia che l’aiutasse, in quanto si era messo in affari”.

Non si specificava altro, si accennava solo ad una “industria fiorente”, che “in futuro sarebbe stata certamente la fortuna di tutta la famiglia”.

Ciò era bastato per colpire la sua fantasia. Si era già immaginato a capo di una piccola fabbrica di blue-jeans o di una  ditta di import-export con i paesi orientali,  come quelle che prosperavano nella zona.

 

Era disoccupato da anni e quella lettera gli aveva subito fatto nascere nella mente la speranza del classico colpo di fortuna. Era un’idea che, ultimamente, andava coltivando nel suo subconscio: “forse le sue sofferenze erano dovute al fatto che il destino gli aveva riservato un grande futuro”.

Nella storia non si contavano i casi di persone che prima di avere successo   avevano passato vicissitudini di ogni tipo.

 

La porta si aprì e lo zio, sorridente ed eccitato, lo invitò ad entrare. Era vecchio, basso, quasi sdentato; la figura magra e curva. Luca lo seguì all’interno dell’appartamento. Sbirciando da una finestra si rese conto che la casa dava su una delle strade più importanti di Napoli. Doveva trattarsi senz’altro di un ottimo “business”, se lo zio  poteva permettersi un appartamento del genere!

 

Lo zio sembrò intuire l’osservazione del nipote e precisò: “Sono due  appartamenti, uno è questo, l’altro è al 6° piano, sulla stessa verticale. Vieni, ti mostro tutto”.

Passando davanti ad una porta socchiusa sentì uno strano verso, quasi un fievole lamento. Luca restò di stucco. Possibile che si era sbagliato? Prestò maggiore attenzione, dopo un poco quei rumori gli furono chiari:

“altro che lamenti, erano i sospiri eccitati di una donna che stava facendo l’amore!?”

In un lampo gli apparve tutto chiaro: lo zio aveva messo su un “Eros Center”, in altre parole un casa di appuntamento.

– Zio, ma io sono incensurato!

– Non ti preoccupare – Rispose lo zio rassicurante – Ho regolare licenza. È vero, il reparto produzione non è proprio secondo legge, ma … gli si avvicina molto.

 

Il vecchio entrò in cucina, prese da un pensile un grosso barattolo di plastica trasparente e lo mise sul tavolo, poi prese una specie di aspersorio, come quelli che i preti usano per benedire le case e ce lo mise dentro.  Attaccò sul barattolo sopra un’etichetta adesiva “sterilized” e se lo mise sotto il braccio.

Tornò in corridoio. Luca sempre dietro, incuriosito e sorpreso di quanto vedeva. Davanti alla porta, da cui prima avevano udito i “lamenti”, bloccò il nipote.

– Tu aspetta qui – E scomparve all’interno della stanza.

Luca  restò in attesa piuttosto nervoso, avrebbe voluto obiettare mille cose: “che lui non ci voleva entrare in certi affari, che quel tipo di lavoro non gli interessava, che aveva ben altre cose nella mente … ” ma non ne ebbe il tempo.

Dopo qualche istante sentì, proveniente dalla stanza dove era entrato, la voce arrabbiata dello zio.

– E allora, ci vogliamo muovere?

– Non vi preoccupate, è già tutto pronto, stavo solo “ingannando l’attesa” – Replicò la voce di un uomo.

 

Luca sentì la tentazione di fuggir via, ma si trattenne, non poteva andarsene senza  almeno salutare lo zio.

Un attimo dopo, quest’ultimo ritornò. In mano aveva ancora il barattolo con “l’aspersorio”. Questa volta, però, lo portava con molta cura, quasi avesse paura di romperlo o di farlo cadere per terra.

– Si, lo so, vuoi fare un sacco di obiezioni, sei curioso; ma seguimi, ti spiegherò tutto strada facendo – Lo tacitò lo zio.

Entrarono in cucina.

– Ma insomma, mi vuoi dire di che si tratta? Quale è questa fiorente industria?

Lo zio lo fissò con i suoi occhietti vispi, percossi da una strana eccitazione.

Fecondazione artificiale, mio caro, il vero business del 2.000. Vedi la gente si affanna a fare invenzioni, a mettere su fabbriche, ma non ha capito una cosa che il dramma del XXI secolo sono le culle vuote, gli spermatozoi che diminuiscono sempre di più nei testicoli della gente …

 

S’avvicinò alla finestra: c’era un paniere che pendeva all’esterno, legato ad una corda che veniva dai piani superiori.

– Vedi, ci sarebbe la fecondazione artificiale, ma la gente diffida delle banche dello sperma. Spermatozoi surgelati, storditi, rincoglioniti, che forse hanno 2O anni di vita! Che bambini possono nascere? Creature deboli, senza forza, senza personalità.       Noi, invece, offriamo spermatozoi vivi, freschi, vispi – E qui gli occhi gli occhi gli si illuminarono vinti da una strana eccitazione – Che saltano da tutte le parti come anguille!

 

Si fermò un istante a pulirsi il naso.

– Vedi, in questo appartamento avviene la produzione, così è coperto l’anonimato del donatore. Dopo 3O secondi, al 6° piano, dove c’è tua zia con la donna da fecondare, avviene l’inseminazione. Hai capito l’idea geniale che ha avuto tuo zio?

Mise il barattolo nel paniere e poi diede due strappi alla corda. Il paniere incominciò a salire lentamente lungo la parete del palazzo sfiorando le finestre.

 

TRATTO DAL LIBRO NON TUTTO IL SUD VIENE PER NUOCERE…

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