Racconti divertenti: LA CURA

LA  CURA

 

La piccola sala d’attesa era piuttosto affollata a quell’ora. C’era addirittura gente che aspettava in piedi ed un gruppetto fermo vicino all’uscio.

Ma quel che più rendeva snervante quell’attesa era il caldo; l’afa di un’estate che non accennava a voler dare un po’ di tregua ed il balcone era completamente aperto!

La giovane infermiera cercava di calmare gli animi ripetendo a tutti che avrebbero fatto presto e che a poco alla volta sarebbero  tornati  a casa.

 

Ma la gente cominciava a lamentarsi. Lasciamo perdere il fatto che la sala non fosse eccessivamente grande, ma d’estate un condizionatore d’aria era d’obbligo, considerando anche il fatto che uno dei due specialisti, che aveva lo studio in quell’appartamento, era un cardiologo. Ed i pazienti dei cardiologi, si sa, soffrono molto il caldo.

Ma non consideriamo neanche il fatto del condizionatore d’aria, che in effetti era utile si o no due mesi all’anno, il problema più grosso era l’infelice accoppiamento delle due clientele. Da una parte quella del dott. Tonsilli, cardiologo di fama nazionale, per lo più composta da pazienti cardiopatici, insofferenti a qualsiasi fastidio, da un’altra quella del dott. Rosati, eminente psichiatra infantile autore anche di numerosi libri, composta per lo più da bambini caratteriali che una ne facevano e cento ne pensavano.

La guerra tra le due clientele era quasi quotidiana; i vecchi fulminavano con occhiatacce i bambini che non stavamo mai fermi, o cominciavano a tirare sospiri di mal sopportazione, quando non sbottavano in veri e propri rimproveri che talvolta finivano in accese discussioni. I bambini, da parte loro, dopo qualche attimo di esitazione, continuavano imperterriti a giocare, a far chiasso, se non addirittura a rincorrersi in mezzo a quella “selva” di gambe, sordi a qualsiasi tipo di richiamo.

 

Per il passato era anche accaduto che erano dovuti uscire i due “eminenti specialisti” a separare le rispettive clientele che stavano per venire alle mani.

 

Donna Rosa era lì per far visitare Massimo, l’ultimo dei 3 figli, dallo psichiatra infantile. Gli altri due non gli avevano mai dato grossi problemi, ma questo era venuto al mondo deciso a renderle la vita difficile.

Aveva cominciato già dalla nascita, presentandosi di “piedi” cosicché per farlo girare c’era voluta la mano di Dio; avevano persino preparato la sala operatoria nell’eventualità di dover ricorrere al Cesareo.

 

Ma non era finita lì, superate le difficoltà della nascita (con un bel po’ di ospedale), iniziò dopo qualche mese a manifestare un’allergia al latte cosicché dovette svezzarlo con latte di soia.

Quando fu appena un po’ più grande cominciò a confondere il giorno con la notte; il giorno dormiva beato come un angioletto e la sera, quando tutti si apprestavano ad andare a letto, lui era fresco e pimpante con nessuna voglia di addormentarsi.

Le aveva fatto fare nottate intere sveglia, che a volte aveva avuta la tentazione di prenderlo e buttarlo dal balcone. Poi, a poco alla volta, si era riuscito a “convincerlo” (tenendolo sveglio di giorno), che i lattanti non “fossero frequentatori di discoteca” e che, quindi, era più idoneo che restassero svegli di giorno.

 

 

Ora cominciava a presentare dei problemi psicologici piuttosto strani, niente di grave s’intende, ma erano pur sempre fastidi con visite specialistiche, medicine da prendere e, soprattutto, soldi che se ne andavano “a quintali”.

 

– Avanti un altro – annunciò l’infermiera.

Tutti tirarono un sospiro di sollievo, i pazienti dello psicanalista perchè così si avvicinava il loro turno e quelli del cardiologo così se ne andava un altro di quei pestiferi clienti con salvaguardia della pace sociale.

 

– Nicolino vieni qua – Ma Nicolino era duro di orecchi da quella parte, continuava a giocare tranquillamente con la sua piccola macchinetta tra le gambe dei clienti.

– Signora, lasciatelo stare, è un bambino – Intervenne con un sorriso di comprensione la signora Mena, che era seduta accanto a Donna Rosa. Sapeva bene che significava tirare su dei figli. Lei aveva cresciuto tre pestiferi maschietti.

– Avete pure voi dei bambini? – Le chiese Donna Rosa desiderosa di scambiare quattro parole per ingannare quella lunga attesa.

–  Sì, ma grazie a Dio, ora sono grandi.

–  Allora non siete qui per il dottore dei bambini?

– No, io aspetto il cardiologo – Ma ci sono passata pure io, anche l’ultimo figlio mio mi ha dato un sacco di problemi. Dio ce ne liberi, mi ha fatto girare i migliori specialisti di Napoli. Persino a Roma l’ho portato.

– Ed io che sto facendo con questo? La via Crucis, uno dice una cosa, uno dice un ‘altra, ormai non ci capisco più niente.

–  Siete stata pure dal dott. Zampetti? – Chiese di nuovo la signora Mena sperando di dare qualche suggerimento utile alla sua vicina.

 

–  Quello che si prende 150 euro, più 5 all’infermiera, ed ogni volta che tornate per la visita di controllo, si fa pagare daccapo?

– Proprio lui.

– Niente, non ci ho cavato un ragno dal buco, peggio di prima.

– E dal dott. Guaglio?

– Quello sul Vomero che è un poco balbuziente? L’ha riempito di pillole, ma risultati zero.

– Come bisogna fare con questi dottori si prendono solo soldi e spesso senza alcun beneficio. E con questo come vi state trovando?

– E chi lo sa? – rispose Donna Rosa – È la prima volta che ci vengo, ma se vi devo dire che ho tanta fiducia … ne ho passati troppo.

 

– Provate con quella clinica di Firenze … villa …

– Villa Malpica? E come se non ci sono stato,

– E non vi ha risolto il problema?

– Parole, parole … l’ha tenuto tre mesi in osservazione, che ogni volta che dovevo andare a visita di controllo erano soldi e giornate che se ne andavano.

– Ma vostro figlio che tiene di tanto grave?

– Niente di particolare signora, mentre sta bello e buono, zac si mette a piangere, ma senza nessuna ragione.

– Tale e quale il mio, mentre stava giocando, si fermava, si “accucciava” in un angolo e si metteva a piangere come una fontana

–  La stessa cosa.  Proprio così, proprio così..

– Sindrome depressiva infantile con accenni ipocondriaci … mi pare che l’ha chiamata un eminente professore …

–  No, a me peggio, guardate qua, l’ho scritto – fece Donna Rosa mostrando un biglietto su cui era scritta una diagnosi in un linguaggio incomprensibile.

–  Ne ho passati di guai! – Continuò la signora Mena dopo aver dato uno sguardo al foglietto, guardandosi bene, però, dal  tentare di interpretare quella calligrafia illeggibile – Le ho provate di tutte le maniere … ora grazie a Dio sta bene

–  E come avete fatto?

– Cara signora.  Feci il giro di tutti gli specialisti, provai tutte le cure possibili ed immaginabili … ma lui , niente, all’improvviso, zac si metteva a piangere.

E gli accertamenti? – continuò dopo un momento di pausa – Gli accertamenti che mi hanno fatto fare, persino la TAC al cervello!? Ma niente, non è uscito mai niente.

– E poi? – Chiese ancora curiosa Donna Rosa.

– Un giorno mi trovavo nervosa, perchè era venuto da poco il padrone di casa che voleva l’aumento dell’affitto da me, che pagavo già più di tutti nel palazzo,  quando questo  non si mette a piangere come una fontana? Signora, vi giuro, non ci ho visto più, ho preso e glielo ho date di santa ragione!

– OH Dio! – Fece spaventata Donna Rosa – E lo psichiatra che ha detto? Quelli non si possono toccare.

 

– Ma che psichiatra, signora mia, come stavo allora con i capelli che mi si rizzavano sulla testa, pensavo allo psichiatra? Gliene ho date tante che l’ho fatto tutto livido dalla testa ai piedi. Ah m’aggio sfogato pure io, che non ce la facevo più !

– E poi che è successo, non si è aggravato? – Chiese ansiosa Donna Rosa.

– Niente dopo di allora,  non l’ha fatto mai più.

– Ma voi che mi dite?

– Signora, che psicologo e psicologo – continuò la signora Mena sottovoce per non farsi udire dai vicini – il migliore sistema per crescere i figli, è come facevano i nostri genitori: mazza e panella.

– Ma non  è  peggiorato?

– Ma che dite?  Non ha avuta neanche una ricaduta, che sia una sola. La cura gli ha fatto veramente bene. Anzi ci siamo curati tutte e due, perchè ha fatto bene pure a me.

 

 

– Ma se dicono che ‘e mazzate …

– Perché io e voi come siamo cresciute? Mazza e panella. E siamo venute storte io e voi?

– Hai sentito Nicolino – fece Donna Rosa verso il figlio, il quale dal tono di voce della madre intuì subito che stava per cambiare l’atmosfera a casa sua.

– Signora, state a sentire a me, risparmiatevele queste 100 euro, comprateci qualcosa da mangiare per la famiglia. Lasciate perdere medici, psicologi, vi fregano solo soldi.

–  Voi dite … replicò  Donna Rosa alzandosi quasi del tutto convinta.

– Provate signora, tanto non costa niente, anzi vi sfogate pure voi che chissà quanta rabbia avete dentro.

–  Nicolino, vieni qui! – Chiamò Donna Rosa, ma Nicolino  aveva intuito qualcosa e furbo si era avviato all’uscita.

 

– Nicolino aspetta – gridò la donna imboccando la rampa delle scale dietro al figlio.

– Aspetta, che adesso che andiamo a casa, te la do io una bella cura. E questa volta non ci è bisogno neanche di andare dal farmacista, tengo già tutto l’occorrente. Nicolino aspetta!

 

– Avanti un altro! – Annunciò l’infermiera uscendo nella piccola sala d’attesa. Molte persone tirarono un sospiro di sollievo, la sala cominciava a sfollarsi decisamente e l’atmosfera diventava più respirabile.

 

TRATTO DAL LIBRO NON TUTTO IL SUD VIENE PER NUOCERE…

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