Il malessere di Pasquale

Il malessere di Pasquale

 

Il sottoscritto ha notato con suo grande stupore un gruppo di cittadini del comune di Banissi (SA) che opera illecitamente all’oscuro delle forze dell’ordine preposte al controllo. A capo dell’associazione è il sig. Giovanni Buttifona, un noto imprenditore di materiale elettrico, seguito dal sig. Rosario Buttifona, sig. Pasquale Salerno, Giovanna Buttifona e sua madre, Sig.ra Buttifona Margherita, i quali, in associazione con la Sig.ra Federica Salerno, svolgono anche pratiche di magia nera e stregoneria. Ha visto installare presso la sua abitazione, nel vicinato e in prossimità dell’uscio di casa propria, materiale elettrico fuori legge per pratiche esoteriche, “malocchio”e di suggestione. Ha visto, insieme ad alcuni amici, che può citare come testimoni, come i sopra citati partecipassero attivamente a Messe Nere, Spiritismo, processioni e funerali per il paese a piedi scalzi, dubbie pratiche esorcistiche, riti satanici, culto ed evocazione del demonio e dei morti. Ha visto spesso gli stessi imprecare e bestemmiare in pubblico, mancando di rispetto alle anime dei beati, dei propri e degli altrui cari defunti. Le loro pratiche oscure vanno contro i sacri precetti del credo cristiano promulgati dal Santo padre della Chiesa cattolica romana.

Dichiara, quindi, di essere stato, in seguito a quanto esposto in precedenza, vittima sprovveduta ed innocente di un’organizzata congiura di un’associazione di stampo camorristico. Tale associazione ha avuto ed ha radici abitualmente nel tessuto sociale locale del Sud Italia, in particolare, nelle strutture didattiche, nei centri di lavoro e del tempo libero. Gli individui costituitisi in associazione, che ha menzionato in precedenza, hanno suscitato malanimo, gravi offese e aizzato la stessa sua famiglia contro il sottoscritto, soprattutto sua madre, Giuseppina Capone, che, in comunione con sua figlia Alessandra Del Paese, ha creato, con discorsi offensivi, deprimenti e denigranti, un’atmosfera di tensione e di ansia intorno alla sua persona. Anziché essere soccorso nel momento del bisogno e d’aiuto, è stato spesso maltrattato in dialetto napoletano (continuamente, ha subito il reato di induzione al suicidio e quello di reazione, quale induzione a delinquere e al vagabondaggio) e, quindi, è stato, da tutti, oggetto di scherno e di derisione. Ha dovuto sopportare ulteriori violenze psicologiche, anche da quanti reputava amici, fino a subire apostrofe di omosessualità, allorquando non abbia, in nessuna occasione, manifestato palesi tendenze omosessuali.
E’ stato ininterrottamente attaccato sulle sue debolezze, come se dovesse essere annientato o, per lo meno, dequalificato o, peggio ancora, privato dell’eredità, perché considerato come un pericoloso nemico di famiglia e, ancor più, di tale società fuorilegge di camorra.

Addebita a tutti costoro la sua avvilente incapacità di condurre una vita normale e gratificante, nonché il mancato svolgimento di una giusta e sana attività lavorativa e produttiva.

Sono state allegate tutte le documentazioni in possesso per un rapido accertamento dei fatti sopradescritti. In fondo riporto una lista dei nomi dei liberi cittadini italiani che ho denunciato nel presente dossier.

In fede        Sig. Pasquale Del Paese>>

<<Alfonso, hai finito di leggere?>>, chiede Pasquale che vuole riappropriarsi di nuovo del suo plico, come se una ventata di pudore gli avesse scosso le membra intorpidite dall’umidità gelida del mattino. Quei fogli di carta rilegata contengono stampate le sue sincere confessioni intime che un buon meridionale si guarda bene dal rivelare apertamente. Pasquale, però, non prova vergogna di aver svelato quei segreti imbarazzanti al suo caro amico Alfonso, perché non ne può più di essere l’unico a doverne sopportare l’infamante peso. Non si sarebbe meravigliato se anche Alfonso avesse cominciato a prendersi gioco di lui e delle sue vane denunce ai Carabinieri. Capisce che se Alfonso ride, lo fa per sdrammatizzare la situazione che in fin dei conti Pasquale considera molto grave.
<<Quello che hai scritto qui è molto serio e turbante… Sembra la stesura di un codice d’onore di altri tempi. Richiedi soddisfazione per i torti ricevuti, che mi paiono fin troppi… e fin troppe sono le persone coinvolte in queste vicende da thriller. Domani mi devi far dare un’altra occhiata. Vorrei capire meglio dei passaggi…>>, dice ponderato ora Alfonso, mentre gli restituisce il Dossier. Lo sguardo serio e continente di Alfonso stupisce non poco Pasquale, che prende maggiore coraggio e dice allegramente: <<Ora, conosci tutta la mia vita… e cosa mi impedisce di dormire di notte! Sono i miei turbamenti!>>
<<Mmm…, ci sono molte notizie sulle attività che hai svolto, che possono essere viste come una specie di curriculum vitae.>>
<<Sì, ho inserito anche una sintetica storia degli studi svolti, dei corsi di formazione seguiti e dei lavori intrapresi.>>
<<Domani lo rileggerò con più calma.>>, dice brevemente Alfonso, il cui sguardo indagatore si è rivolto di botto a un folto gruppo di ragazze che, passeggiando spensieratamente con i libri in mano e con gli zaini a tracolla, si recano a lezione presso l’università. Alfonso, per cambiare una volta per tutte discorso, dice: <<Guarda quelle studentesse. Indossano quasi tutte le gonne!>>
<<Sì, infatti.>>, dice Pasquale annuendo col capo, mentre si sistema bene il Dossier fra le tasche interne della sua giubba di pelle marroncina lucida.
<<Quest’anno vanno assai di moda le gonne. A me piacciono molto, sai?>>
<<A chi lo dici. Le donne diventano più femmine con le gonne. I pantaloni scuri che si mettono addosso conferiscono loro un’aria severa e spartana, tipica dell’uomo.>>, dice Pasquale, la cui attenzione si è spostata quasi all’unisono con quella di Alfonso, sul dolce e gentil corteo.
<<Mi eccito molto vederle camminare, soprattutto quando portano le gonne corte a campana di tessuto scozzese con le pieghe lunghe…>>, dice Alfonso che guarda tutte le ragazze insistentemente con un sorriso, che si apre gioiosamente su tutto il volto tirato un po’ dal freddo del mattino. D’un tratto si toglie il cappello e la sciarpa di lana pettinata color beige, che lo dovevano difendere dal freddo del paesino, come se il suo corpo intirizzito fosse attraversato d’improvviso da una scarica calda di salute. Si rassetta la pettinatura con svelti colpetti delle mani che si è portato alla nuca, si tira la camicia di cotone brizzolata, si stropiccia le mani vigorosamente, fa un colpo di tosse come per schiarirsi la voce e dice subito: <<Pasquale, tieniti pronto. Questa è la nostra occasione. Quelle studentesse aspettano che noi. Andiamo a conoscerle…!>>
Alfonso era famoso fra gli amici di Pasquale come il più bravo corteggiatore delle ragazze conosciute per strada. Aveva l’abilità di suscitare le risa delle signorine soltanto col suo sguardo di pesce lesso formato dai suoi occhi verdi chiari, che, di solito, sono allegri e si muovono vivacemente. Le ammaliava e avvinceva le loro pudiche ritrosie instaurando un delicato contatto quasi telepatico. Le ragazze venivano attratte ipnotizzate dai suoi occhi, dal suo volto e dal suo riso beffardo e qualsiasi cosa lui dicesse, che poteva sembrare alquanto stupida agli altri amici, veniva accolta calorosamente con delle risa in coro delle ragazze. Molti suoi amici avevano provato vanamente di fare altrettanto, ma erano stati malamente congedati dalle scostanti ragazze con il loro frequente <<Cosa vuoi tu? Ma va a quel Paese!>>.
Alfonso col suo fare da furetto giocherellone divertiva le giovani donne, con le quali attaccava interminabili dialoghi, in cui dava sfoggio della sua simpatia sconfinata. Ad ogni risposta semiseria delle fanciulle replicava con battute cariche di umorismo, che faceva crollare perdutamente le linee del viso dei loro riserbi di contegno e le ragazze tutte scoppiavano a ridere concitatamente fino a far lacrimare i loro occhi contenti e appagati, che si puliscono sempre col dorso delle loro mani snelle, che terminano inevitabilmente con delle lunghe unghie arrotondate, lucide e smaltate.
Pasquale lo vede avviarsi ora verso le studentesse e, a passo svelto, lo segue pensando timidamente che non si sarebbe mai sognato di azzardare una simile mossa da solo. Anche a Pasquale gli era capitato di abbordare delle ragazze in giro, ma in circostanze molto diverse da quella che si profila ora con Alfonso. La tecnica felice di Alfonso gli da sempre la sensazione di essere dei briganti scellerati che si preparano tutti insieme all’assalto di una opulenta carovana di stranieri che passano disgraziatamente sul loro territorio.
<<Ciao belle, ma dove ve ne andate di bello con i libri in mano?>>, attacca Alfonso col suo sorriso mordace, che ha già ricevuto da lontano un sorriso malizioso di una di loro, proprio quella con la gonna scozzese più corta delle altre vesti.
<<Immagina un po’… andiamo a ballare!>>, risponde subito la procace ragazza con la gonna di Scozia con uno stretto accento calabrese. Tutte le altre guardano contemporaneamente i due giovani coraggiosi e scoppiano in risate sguaiate. Lo stesso fanno Pasquale ed Alfonso scossi evidentemente dall’approccio positivo.
<<Perché non venite con noi al mare?>>, dice scherzosamente Alfonso, mentre Pasquale segue il passo delle ragazze, le guarda con cautela e le sorride senza proferire parola.
<<Ah…, tu vai al mare quando fa freddo… Peccato che noi non possiamo. Dobbiamo studiare oggi, magari la prossima volta. Ora andiamo a ballare sui libri.>>, risponde ridendo la ragazza, che si trattiene forte al petto fra le braccia piegate il suo massiccio libro blu di diritto. Ha una camicia rosata con dei merletti a fiorellino ricamati sul colletto, il tutto coperto da un pullover rosso di lana cotonata, che gli ricade gentilmente ai fianchi, appena dove inizia la sua gonnellina, che mette in mostra fra le sue pieghe dritte due toniche gambe aggraziate e abbronzate. Ha un volto molto dolce, in cui due occhi celesti sono armoniosamente circondati sopra e incorniciati da due frange di capelli lunghi castani, separate da una fascia viola di cotone elasticizzato. I suoi piccoli piedi calzano un paio di scarpette di pelle liscia di color nocciola, da cui compaiono un paio di calzini di cotone bianco con un risvolto a ghiera, che evidenziano perfettamente la pelle bronzea delle gambe. Pasquale pensa che il colore bruno della pelle delle calabresi è naturale e non è stato causato dall’esposizione ai raggi del Sole d’estate. Alfonso, della Calabria, odia gli uomini che reputa proprio incivili e zotici, mentre le donne le vede molto sexy con la loro carnagione scura, che mette in risalto la loro florida avvenenza formata da linee corpose e sensuali, che si distribuiscono lungo tutto il corpo a modellare le curve delle labbra, dei seni, del ventre, dei fianchi e delle gambe. A Pasquale quelle belle studentesse calabresi fanno venire in mente il corpo formoso seminudo delle Matrone dell’antica Roma, che si apprestano ad iniziare una fanciulla vergine al culto dei misteri divini; quel corpo è stato dipinto più di duemila anni fa da una mano pagana di un artista romano sulle pareti delle stanze della Villa dei Misteri di Pompei.
Alfonso, cerimonioso, presenta se stesso e l’amico Pasquale e inizia, poi, il suo show fatto di battute sagaci e divertenti, intrise di storie tratte da barzellette che ha ascoltato in tv durante il suo abituale giro di zapping notturno.

TRATTO DAL IV capitolo del LIBRO “La gioventù di un predestinato”…