NON TUTTO IL SUD VIENE PER NUOCERE

NON TUTTO IL SUD VIENE PER NUOCERE

Gli ultimi fatti e misfatti dalla “terronia centrale” nei divertenti racconti di un promettente umorista. Un ritratto inedito della gente del sud con il suo modo filosofico di affrontare i problemi quotidiani e la sua leggendaria arte di arrangiarsi …. Un libro che continua il divertentissimo e mai dimenticato filone di “così parlò Bellavista”, “speriamo che me la cavi” e “Benvenuti al sud”.
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2 thoughts on “NON TUTTO IL SUD VIENE PER NUOCERE

  1. Anonimo il said:

    Dopo che ci fu l’unità ufficiale dell’Italia nell’anno 1861, i reali di casa Savoia, i nuovi nobili e loro complici al seguito cominciarono a instillare nei popoli, annessi e quindi sottomessi con la forza e pure l’inganno, una sorta di decalogo di sudditanza tra l’oppresso e l’oppressore. Questo tipo di sudditanza fu instaurato con la forza bruta assassina delle truppe ordinarie dopo l’Unità, ma anche prima quando ci fu l’invasione del Regno delle Due Sicilie per opera di Garibaldi e i suoi mille che non erano affatto mille ma ben più tra mercenari sanguinari al soldo della massoneria ottocentesca. I militari invasori opprimevano in base al loro ordine di guerra tipico dei primi dell‘Ottocento: ammazzare chi era in battaglia e non si arrendeva, torturare in pubblico i ribelli, depredare e mettere a ferro e fuoco intere città di inermi per la sola colpa di essere simpatizzanti dei Briganti, violentare e poi sventrare le donne per sottomettere psicologicamente con terrore i loro uomini e indurli ad accettare il nuovo giuramento di fedeltà al nuovo Re Vittorio Emanuele II. I Briganti che poi si diffusero in tutte le regioni dello sconfitto Regno Delle Due Sicilie morirono in battaglia e morirono per il giuramento fatto alla casa reale dei Borbone e in particolar modo all’ultimo Re Francesco II, “O Re Franceschiello”, figlio di Re Ferdinando II, morto quest’ultimo un lustro prima dell’annessione del suo Regno al Regno di Sardegna. I Briganti si davano alla macchia, erano in ordine sparso e attaccavano in imboscate le truppe ordinarie dei piemontesi e fuggivano tra monti e città arroccate in località impervie. Facevano gran danno e si comportavano come bande armate di ladri, per questo la stampa dell’epoca e poi i libri di scuola li dipingono ancora come comuni malviventi alla stregua dei camorristi e dei mafiosi. Loro invece combattevano per il giuramento a Sua Maestà Francesco II e per la sua restaurazione legittima sul trono di Napoli. E combattevano fino alla morte soprattutto per non diventare oppressi di un nuovo popolo che loro conoscevano bene, perché i Briganti in tempo di pace erano quei coloni e quei lavoratori che viaggiavano su carri nelle regioni d’Italia per commerciare i loro prodotti della terra, il pesce e persino macchinari per la nuova industria. Sapevano bene che i piemontesi erano perversi nella religione, sapevano che si dichiaravano liberali solo per non dover sottostare alla Chiesa di Roma, sapevano che praticavano riti massonici per opprimere e schiavizzare il prossimo. I Briganti lo sapevano, ma lo sapevano in pochi perché poi la popolazione del Sud si è fatta affascinare dalla poderosa e perversa bellezza dell’esercito e di tutti i corpi del nascente Regno d’Italia. I Briganti sapevano che le monete in oro di tutti gli stati del centro Nord avevano un valore inferiore rispetto ai loro Ducati: bassa lega di oro e ridotte dimensioni. Lo sapevano, per questo una volta giunti a Milano o Torino preferivano barattare le merci anziché tornarsene sui carri con il carico di peso d’oro ridotto! I Briganti si sollevarono per non diventare schiavi di un oppressore più povero di loro. La storia ha dato ragione al loro sangue versato e dopo 151 anni di Unità d’Italia, il Sud è sempre povero e sempre più depredato dai discendenti di quella orda di barbari riconducibili tutti a Logge Massoniche e ai grandi Istituti bancari che, per farvi capire, determinano il valore dell’oro all’oncia e speculano sulle disgrazie dei poveri cristi come noi meridionali!!!

  2. La lingua napoletana, che fu ufficializzata durante il Vice Regno di Napoli verso il 1450, appartiene a un tipo di demone che storpia le parole della lingua parlata nelle regioni del centro nord. Come dicevo altrove, alla base della formazione delle parole di una lingua, cioè di un’associazione di una parola a un evento, cosa o luogo, c’è un tipo di demone che è diverso di regioni in regioni se non di paesi: è un demone che ha la forma di un batterio invisibile e infetta il cervello delle donne, le quali poi lo trasmettono al cervello dei loro figli. Questi tipi di batteri viaggiano nello spazio attaccati alla superficie delle comete e di altri corpi celesti che sovente hanno colpito la nostra Terra in tutte le epoche. Quando prendono la terra di una determinata regione popolata da diverse tribù di uomini e donne, contaminano il cervello di quest’ultime, che iniziano a parlare: il demone stimola i nervi delle bocche ad emettere il suono e così consente alle tribù di poter parlare e descrivere i loro pensieri. L’essere umano così si è evoluto nel tempo e per questo motivo, poi, ci sono state nel passato diverse lingue e ancora oggi ci sono, come sapete, numerosi idiomi sul pianeta. I demoni della lingua sono governati dal Regno delle Tenebre, che come ho già detto altrove, è dominato da Satana. Questi demoni inducono le tribù di uomini ad unirsi sulle terre per sottomettere altre tribù che parlano una lingua diversa: per questo motivo nella storia del nostro pianeta ci sono sempre state guerre tra i popoli. I vincitori delle guerre hanno imposto ai sottomessi la loro lingua. In fin dei conti ancora oggi assistiamo ai tentavi dei vari demoni (batteri nel nostro cervello che sono probabilmente nell’emisfero destro) di combattere altri demoni che hanno un idioma diverso. Gli uomini e le donne primitive non sapevano parlare, non sapevano coltivare la terra, non sapevano procacciarsi il cibo facilmente, se non con la caccia di selvaggina oppure con la raccolta di frutti da alberi che crescevano spontaneamente. Con la caduta dei primi meteoriti o comete sulle varie terre emerse del pianeta, i demoni contaminarono i terreni e poi il cervello delle femmine, le quali, parlando, diedero inizio al processo di evoluzione dell’essere umano. La lingua è dominio di Satana, il quale ha indotto gli uomini delle epoche passate ad evolversi sempre di più per poter meglio godere delle ricchezze della Terra. Invece il discorso è diverso per la lingua del Dio cristiano, che discende dalla scienza divina dello spirito Santo. Cristo Gesù parlava in aramaico con Suo Padre Onnipotente, perché era il figlio dell’uomo generato dallo spirito Santo. Israele è stata veramente la terra dei conflitti tra Dio, l’imperatore del Regno dei Cieli, e Satana, il principe di questo mondo. I romani che parlavano il latino hanno assistito come giudici a questo evento e dopo quattro secoli dalla morte del Cristo decisero di convertirsi al Cristianesimo e predicare la parola di Dio. Ritornando alla lingua napoletana, voglio dire che essa è il tentativo di evitare una colonizzazione pure spirituale della lingua italiana parlata dalle genti del centro nord, dopo che si evolse dal latino degli antichi romani e dai vari idiomi dei barbari che scesero dall’Europa settentrionale. Le femmine napoletane odiano atavicamente quelle del nord, rifiutano la lingua volgare italiana, ma essendo sempre state sottomesse, hanno iniziato a storpiare la lingua d’Italia come in segno di protesta contro quei barbari invasori: l’apice del contrasto tra nord e sud si ebbe durante il risorgimento e le guerre contro il brigantaggio. Infine con l’unità d’Italia del 1861 si impose con l’istituzione delle scuole l’istruzione della lingua italiana per tutti i sudditi del nuovo Regno d’Italia.

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