COME DIVENTARE MILIARDARI

COME DIVENTARE MILIARDARI

È il sogno di tutti, anche di chi dice che non è interessato al denaro. Ma una vita comoda, potersi permettere tante cose, non essere costretto a lavorare tante ore al giorno, fare le vacanze due volte all’anno, una volta ai tropici e una volta sulla neve, avere una cameriera che provvede alle faccende domestiche, è un’aspirazione che nessuno può negare di sognare ogni tanto. Chi non lo ammette, mente a se stesso. Il problema è che la maggioranza delle persone non ha il coraggio di fare il grande passo. Si preferisce la sicurezza di un posto da dipendente, con paghe da fame e orari stressanti, piuttosto che mettere in gioco se stessi e buttarsi nella mischia.
SCARICA L’E-BOOK…
Alcune copertine di libri pubblicati con vari editori – Narrativa© Psicologia© Politica©
E-Mail tecnica: [email protected] – Scrivi per info sul sito –
Contatto Facebook di Vincenzo Benincasa: chiedi l’amicizia… Su Facebook per essere aggiornati sulle nostre idee.

Enzo Benincasa é un esperto di blogging, di scrittura e di pittura. Svolge consulenza su vari settori delle nuove tecnologie che consentono la navigazione sul web. E’ interessato al potenziale dei social network di creare pubblicità mirata alla propria attività…

One thought on “COME DIVENTARE MILIARDARI

  1. Anonimo il said:

    Ritornando al discorso dell’alta finanza italiana, devo dire con tanta sincerità che gli amministratori di tutte le società che investono e ricavano da attività più o meno lecite sul territorio nazionale, altro non fanno che usare la cultura del Savoia per affamare i più deboli, ovvero i consumatori. Per capire cosa ho intenzione di dire analizzatevi bene le rate RCA, cioè l’assicurazione auto, che avete pagato negli anni addietro senza batter ciglio. Abbiamo pagato migliaia e migliaia di euro all’anno senza essere per niente colpevoli di aver fatto incidenti in base alla classe di merito bonus/malus, almeno per quanto riguarda la responsabilità civile di automezzi. Il discorso è peggiore per coloro che hanno stipulato polizze per il furto dell’auto o natante che sia: chiedete un po’ in giro cosa è il lodo Bersani… vi rapinano in agenzia con un metodo occulto, il quale non tiene conto se realmente siete stati artefici di incidenti stradali. Se confrontate la vostra polizza con quelle stipulate in altri stati europei, vi farete l’idea che io ho da tempo: in Italia i super-potenti ci sfruttano perché vogliono vivere una vita da principi quali sono stati i Savoia. Noterete la benzina e suoi affini con prezzi alle stelle, come pure le polizze auto e vita, bollette telefoniche, tv pay per view, gas, luce, acqua, immondizia, IMU, multe comunali varie, tasse pretese. Alla fine un lavoratore autonomo oppure un imprenditore che ha ereditato un’azienda non riesce proprio a sopravvivere se non entra nel circuito di coloro che sono stipendiati dallo Stato: e anche gli statali come vedete in TV imbrogliano in base alle loro capacità e ovviamente vanno divisi in base alla quantità di denaro che si accaparrano illecitamente. >>1000 euro rubati non reggono il confronto con 20.000.000 di euro sottratti alla collettività!!!<<
    Riflessioni sulle banche d'Italia: nel nostro Bel Paese gli istituti finanziari hanno sempre goduto di una plateale autonomia nel gestire i fondi dei risparmiatori. Nella storia della Repubblica non si è mai visto un controllo così capillare da parte dello Stato, in qualità sopratutto dei finanzieri, dei movimenti sui singoli conti correnti dei cittadini italiani. Quando era in vigore come valuta la nostra Lira, il costo del denaro era pressoché alto e le banche e pure le Poste offrivano interessi persino del 15% a chi stipulava contratti riguardanti titoli di Stato, buoni del tesoro, Btp, Bot, buoni fruttiferi, ecc. Si pagavano fior di quattrini per gli interessi a credito a tutto vantaggio dei grandi risparmiatori. Le banche, poi, erano più predisposte a prestare denaro a quanti volevano intraprendere attività sul territorio. La Banca d'Italia, tramite la zecca e il poligrafico dello Stato, batteva monete e stampava denaro senza tener conto del debito pubblico che in quegli anni pur cresceva in modo esponenziale. Non v'era nessun controllo da parte di istituti stranieri sulla moneta circolante in Italia. Si dice dalle mie parti “Sciacqua rosa e viva Agnese” e tutti lavoravano, intraprendevano e accumulavano risorse senza mai prendersi cura di chi mai potesse controllarli: la BCE, la banca centrale europea, era un organo sconosciuto, come pure la guardia di finanza era un organo di controllo che latitava. Magari, i finanzieri venivano chiamati per punire quanti erano reputati scomodi, quanti non rientravano nel giro losco degli affari dei politicanti, quanti erano senza protezione delle lobby. Le dichiarazioni dei redditi erano minime e c'era una moltitudine di imprenditori totalmente sconosciuta al fisco. Vi erano anche immobili di pregevole finitura totalmente sconosciuti al catasto e all'erario. Circolava abbondantemente cartamoneta falsa talmente perfetta che sembrava migliore di quella originale. Oggi, tutti i nodi vengono al pettine, anche per il fatto che Bruxelles, l'Europa insomma, capitanata dalla Germania, vuole far chiarezza sui movimenti finanziari degli allegri italiani. Negli ultimi cinque anni, a partire dalla crisi economica mondiale, la banca d'Italia ha subito a più riprese colpi mortali dall'alta finanza, prima mondiale, e poi europea. Si sono susseguiti diversi governi, costituiti da varie fazioni politiche avverse, che a più riprese si sono smarriti dietro all'accavallarsi degli eventi. Le polizie preposte al controllo hanno avuto carta bianca per setacciare e sconfiggere il male del colossale debito pubblico italiano. E sono emerse faccende raccapriccianti, faccende che non sono certamente isolate. Politici e loro sottoposti che fanno marameo al popolo italiano, derubandolo di ingenti somme di denaro, che sono state tradotte furtivamente nei paradisi fiscali come la Svizzera, il Lussemburgo, in isole esotiche ecc. Segretari di partito che rubano i soldi ai loro elettori. Presidenti di banche famose, direttori e loro sottoposti che rapinano i depositi dei loro stessi clienti. Top manager di compagnie assicurative che ordiscono in combutta coi loro dipendenti contro i propri assistiti. Fazioni politiche che si combattono nelle aule dei tribunali per spostare sia il potere temporale che quello economico da una parte all'altra. Insomma, chi più ne ha più ne metta nel marcio che è venuto a galla nel settore del Dio denaro. Tutto, ovviamente, a svantaggio dei piccoli contribuenti, dei piccoli risparmiatori che sommessamente si recano nelle banche, negli istituti di credito delle loro città, che scrivono e parlano una lingua poco chiara, una lingua truffaldina, che si esplica pure nei modi beceri dei comuni “sportellisti”. E tutto questo che è accaduto e che accade ancora induce le masse degli elettori a ribellarsi, a manifestare il loro scontento, a protestare con movimenti politici che diffondono pure ideali condivisibili. Il problema è che molti di questi ribelli pensano che la crisi dell'Italia sia da addebitare all'entrata in vigore dell'euro, all'entrata del nostro Stato nella Comunità Europea. Io voglio dire che… se è saltato fuori tutto questo marcio, questo sistema di malaffare di chi deve garantire il nostro credito, che è il frutto del nostro lavoro, è grazie all'Europa. Senza Bruxelles non avremmo capito cosa c'è dietro la politica nostrana, cosa c'è dietro le cosche mafiose, cosa c'è dietro al malcostume d'Italia. Se i nostri governi fallissero questa specie di tentativo poliziesco di mettere ordine nei conti, di pulire il territorio dai criminali in doppiopetto, saremmo cacciati fuori dall'Europa e l'Italia assumerebbe tutti i connotati dello stato sociale dell'Albania!

Lascia un commento

* Campo Obbligatorio